Padania, Italia
La campagna di stampa pressoché unanimistica che sostiene il tentativo di instaurare il governo tecnocratico ha dato la stura a una caterva di critiche ingenerose nei confronti della Lega nord, rea di non partecipare alla messa cantata e di rivendicare il ruolo della sovranità popolare. Si punta a rinchiudere il partito padano in una specie di riserva indiana, considerandolo poco più di un fenomeno folcloristico, accusandolo di non sentire l’ormai universale “responsabilità nazionale”.
21 AGO 20

La campagna di stampa pressoché unanimistica che sostiene il tentativo di instaurare il governo tecnocratico ha dato la stura a una caterva di critiche ingenerose nei confronti della Lega nord, rea di non partecipare alla messa cantata e di rivendicare il ruolo della sovranità popolare. Si punta a rinchiudere il partito padano in una specie di riserva indiana, considerandolo poco più di un fenomeno folcloristico, accusandolo di non sentire l’ormai universale “responsabilità nazionale”.
Ci si dimentica troppo in fretta del ruolo che la Lega ha avuto nel combattere con efficacia flagelli nazionali come la criminalità organizzata delle mafie e il traffico schiavista dell’immigrazione clandestina.
Roberto Maroni, che già aveva dato prova di capacità riformistiche e d’ascolto come ministro del Lavoro, ha esercitato la sua funzione al Viminale con grande equilibrio e decisione, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Negare l’apporto determinante dato da Maroni e dalla Lega nell’affrontare i più gravi problemi nazionali non è solo segno di faziosità: è anche un errore. Proprio mentre si esalta acriticamente la coesione nazionale, col rischio di trasformarla in una vacua affermazione retorica, negando il riconoscimento dei meriti di una parte politica ben radicata in un’area cruciale del territorio, si ottiene un risultato controproducente.
Roberto Maroni, che già aveva dato prova di capacità riformistiche e d’ascolto come ministro del Lavoro, ha esercitato la sua funzione al Viminale con grande equilibrio e decisione, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Negare l’apporto determinante dato da Maroni e dalla Lega nell’affrontare i più gravi problemi nazionali non è solo segno di faziosità: è anche un errore. Proprio mentre si esalta acriticamente la coesione nazionale, col rischio di trasformarla in una vacua affermazione retorica, negando il riconoscimento dei meriti di una parte politica ben radicata in un’area cruciale del territorio, si ottiene un risultato controproducente.
Il nord non è rappresentato solo dai professori milanesi che a quanto pare affolleranno il governo. E’ fatto anche dei settori popolari che hanno dato un largo consenso alla Lega. Per difendere l’Italia non servono solo i patrioti professionali, ma anche e soprattutto il popolo, che ha visto con favore la lotta contro le mafie condotta da Maroni, che non si è concentrato nelle dietrologie ma ha lavorato per mettere in galera i boss e per sequestrare i loro patrimoni. Del che dovrebbero essergli grati tutti, anche se non condividono la sua scelta, più che legittima, di stare ora all’opposizione.